L’arresto di Montante e le tante ombre su certa antimafia

Antonello Montante: da fabbricante di biciclette di provincia all’uomo di potere a caccia di poltrone

Il ritratto dell’ex presidente dei Confindustria Sicilia. Dalle origini fino alla svolta antimafia con Lo Bello e i governi Lombardo e Crocetta

La rete e gli ufficiali delle forze dell’ordine coinvolti – Una rete di cui facevano parte anche esponenti delle forze dell’ordine. Sono finiti ai domiciliari, infatti, anche il colonnello dei carabinieri Giuseppe D’Agata, ex capocentro della Dia di Palermo tornato all’Arma dopo un periodo nei servizi segreti, Diego Di Simone, ex sostituto commissario della squadra mobile di Palermo, Marco De Angelis, sostituto commissario prima alla questura di Palermo poi alla prefettura di Milano, Ettore Orfanello, ex comandante del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza a Palermo. Agli arresti anche il re dei supermercati Massimo Romano, che gestisce la catena “Mizzica” – Carrefour Sicilia, con oltre 80 punti vendita nella regione. Il sesto provvedimento cautelare riguarda Giuseppe Graceffa, vice sovrintendente della polizia in servizio a Palermo, sospeso dal servizio per un anno. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione per delinquere finalizzata a commettere delitti contro la pubblica amministrazione, accesso abusivo a sistema informatico e corruzione.

Tra gli indagati anche Schifani – Romano – già nel team legalità di Sicindustria – venne indagato per corruzione nell’ambito di una verifica fiscale, andata a buon fine per l’imprenditore, e con lui nell’inchiesta finì anche il maggiore Orfanello. Nell’inchiesta ci sono poi alcuni indagati eccellenti. La procura ha iscritto nel registro degli indagati una ventina di persone, tra cui politici, generali, dirigenti di Polizia ma anche docenti universitari. Oltre a Schifani, c’è il generale Arturo Esposito, ex direttore del servizio segreto civile oggi in pensione. E ancora Andrea Grassi, ex dirigente in della Polizia in servizio presso il Servizio centrale operativo, il professor Angelo Cuva, molto conosciuto a Palermo.

 

Dieci novembre 2007. Il Teatro Biondo è gremito. L’occasione è importante: sul palco Ivan Lo Bello annuncia l’adesione di Confindustria Sicilia ad Addiopizzo. “Oggi chiediamo scusa a Libero Grassi”, dice tra gli applausi. E’ la svolta, almeno questo sembra, di un’associazione dall’immagine paludata dopo scandali, silenzi e arresti dei vertici negli anni precedenti. Di certo però quel giorno segna l’ascesa formidabile di un gruppo di dirigenti, Lo Bello e Antonello Montante su tutti, che trasformeranno presto Confindustria Sicilia in una formidabile lobby di potere che per anni entrerà nei palazzi della politica in prima persona. Montante da Serradifalco, titolare di una piccola azienda di ricambi ed erede della fabbrichetta di bici fondata dal nonno, alla quale anche Camilleri dedicherà un racconto, diventa presto il dominus oscuro della lobby, il regista delle trame di potere e delle relazioni che contano. E da via Volta arriverà ad avere un ruolo e una influenza fortissima anche nell’associazione nazionale grazie ai suoi rapporti con Emma Marcegaglia. Da “paladino della legalità” a uomo potente al quale politici e imprenditori, quei pochi che non hanno preso le valigie e abbandonato Confindustria Sicilia perché non graditi oppure in aperto contrasto, dovevano chiedere udienza.

L’ingresso nei palazzi della politica Montante e Confindustria lo fanno durante il governo Lombardo e l’intesa con il Partito democratico dopo la rottura con Forza Italia. In giunta si siede Marco Venturi, un fedelissimo di Montante, suo grande amico d’infanzia diventato adesso uno dei suoi principali accusatori per aver sfruttato la “rivolta antimafia” solo per fare carriera. E anche per altro. Con Venturi in giunta per la prima volta Confindustria entra direttamente a Palazzo d’Orleans. Ci rimarrà per otto lunghi anni, sempre con volti di fiducia di Montante. Arrivato al governo Rosario Crocetta, in giunta si siede Linda Vancheri, una sua fedelissima. La delega e sempre la stessa: Attività produttive. “Io conosco solo un Montante che combatte la mafia”, ha sempre detto l’ex governatore Crocetta, che ha sempre messo bocca su tutti gli assesosrati, tranne su uno: quello alle Attività produttive. E quando Crocetta avvia uan ispezione sulle spese della Regione per l’Expo, nel mirino finisce solo la parte, 3 milioni di euro, gestita da Dario Cartabellotta. Nulla sugli 8 milioni spesi dalle Attività produttive.

Grazie alla poltrona dell’assessorato Attività produttive, Montante e il suo cerchio magico iniziano a governare le ex Asi, le aree industriali dell’Isola poi accorpate, con Lombardo, in un unico ente che viene affidato ad Alfonso Cicero: altro suo fedelissimo diventato adesso acerrimo avversario come Venturi.  Montante nel frattempo diventa presidente di Confindustria Sicilia dopo Lo Bello. Tra il 2010 e il 2015 è l’uomo più potente della Sicilia, con assessori nelle giunte di governo e un ottimi rapporti con i politici in ascesa e che contano: prima Lombardo, poi Beppe Lumia, il senatore antimafia che sostiene la “rivolta” degli industriali. Tutti gli imprenditori che hanno capannoni industriali nelle ex Asi devono passare da questo cerchio magico, i bandi dell’assessorato destinati alle imprese hanno la stessa regia. Da lì gli uomini del cerchio magico prendono la guida delle Camere di commercio fino a Unioncamere nazionale. Solo un’operazione, alla quale Montante teneva, sfuma: quella dell’Ast, l’Azienda trasporti siciliana. Socio di minoranza di una controllata, la Jonica trasporti, con il governo Lombardo si progetta la “incorporazione per fusione” delle controllate nella capogruppo: Montante sarebbe diventato socio dell’Ast con diritto di prelazione sulle azioni. Operazione poi sfumata, con Montante che per la mancata ricapitalizzazione presentò all’Ast un conto da 1,2 milioni di euro (mai saldato).

Montante  comunque subito dopo la giornata “della svolta” al Teatro Biondo inizia a coltivare la sua immagine nazionale. Soprattutto grazie all’azienda di famiglia, la Montante cicli. Il libro di Camilleri rilancia l’immagine dell’azienda, poi arriva il Giro d’Italia a festeggiare la Montante cicli, lui inizia a regalare biciclette alle forze dell’ordine, dalla polizia ai vigili urbani di Palermo. Cresce la sua influenza, grazie anche ai buoni rapporti con l’allora ministro degli Interni Angelino Alfano.  E in Confindustria nazionale, sotto la presidenza Marcegaglia, arriva ad avere la vice presidenza con delega alla legalità Insomma, una stanza, e importante, in viale dell’Astronomia. Da lì piazza anche suoi uomini nel cda del Sole 24 Ore, diventa un volto dell’associazione nazionale.

Potente, da Palermo a Roma. Omaggiato e corteggiato, da politici a magistrati. Fino al 9 febbraio 2015: quando Repubblica scrive la notizia della indagine per mafia avviata dalla procura di Caltanissetta che lo coinvolge in prima persona. Inizia la grande eclissi. Scompare, non si vede più in scene pubbliche, ad eccezione di qualche caso sporadico, come la premiazione a New York degli italiani eccellenti fatta da Panorama. Nell’estate del 2015 La Vancheri lascia l’assessorato. Pezzi del suo cerchio magico gli si rivoltano contro sconvolti da quanto

emerge, ed emergerà, nel corso dell’indagine: compresa la stanza con i dossier  e gli appunti suo favori chiesti a lui politici e  da magistrati che volevano essere promossi al Csm o che volevano vendere la loro abitazione. Lui poteva tutto, d’altronde, durante gli anni d’oro. Prima dell’eclissi e dell’epilogo di oggi che, qualsiasi sarà poi la decisione finale dei giudici, segna in maniera irreparabile l’immagine di un fu potente di Sicilia.

Fonte: Repubblica

Il Circolaccio

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