Storia: quando la mafia trapanese fece accordi con Gladio e istituzioni politiche

Non ci sono molte parole da dire se non essere d’accordo con ciò che asserivano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per non dimenticare, alla continua ricerca della verità.

Ferdinando Imposimato ,  ha puntato  il dito contro il gruppo Bilderberg. Indagando sul sequestro e sull’omicidio di Aldo Moro, Imposimato è incappato in un documento scottante “Che mi ha lasciato sorpreso” che vedrebbe la mano di Bilderberg in attacchi terroristici riconducibili all’estrema destra. Dichiara Imposimato “Si tratta di azioni delittuose che coinvolgono il gruppo Bilderberg. Dopo alcuni riscontri mi sento di affermare che dietro alla strategia della tensione ci possa essere l’ombra di Bilderberg, con il coinvolgimento e l’utilizzo di terroristi e massoni” .L’ex magistrato accusa anche Gladio, progettata per criminalizzare l’opposizione politica con lo scopo di terrorizzare l’opinione pubblica e favorire movimenti reazionari. Questa la testimonianza di un ex appartenente a Gladio “Si doveva colpire i civili innocenti, donne, bambini, la società lontana da ogni gioco politico, per consegnare lo Stato, le istituzioni a chi poteva garantire sicurezza. Un logica perversa che sta dietro alle stragi e agli attentati tuttora impuniti. Tutto organizzato da uomini delle istituzioni italiane collegati all’intelligence Usa”.

Il caso Moro. Il gruppo di Bilderberg. La strategia della tensione con le stragi di Stato impunite, da Piazza Fontana, a Milano, a Piazza della Loggia, a Brescia, per citare solo due episodi. Poi altre stragi e altre bombe. Come il tritolo che ha ammazzato, nel 1992, prima Giovanni FalconeFrancesca Morvillo e gli uomini della scorta e poi Paolo Borsellino e gli uomini e le donne della sua scorta. Quindi mafia e politicaAndreotti e CossigaCia e GladioAldo Moro e il KgbOp e Mino Pecorelli.

Di questo e di altro parla Ferdinando Imposimato, classe 1936, giudice, presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione, avvocato penalista e oggi autore di libri di successo. Dove condensa la sua lunga esperienza di magistrato che ha indagato su vicende scottanti, dal caso Moro all’omicidio di Vittorio Bachelet, fino all’attentato a Giovanni Paolo II.

Nella sua lunga vita di magistrato ha incontrato anche il gruppo di Bilderberg, gli attuali “Padroni del mondo” (e soprattutto dell’Italia). Sul gruppo di Bilderberg ha scritto le seguenti parole: “Ho trovato un documento che mi ha lasciato sgomento, dove quando si parla di stragi si parla anche del gruppo Bilderberg. Un documento in possesso di un terrorista di Ordine Nuovo, Ventura. Io credo a questo documento. Ho fatto delle verifiche e posso dire che dietro la strategia della tensione e alle stragi c’è anche il gruppo Bilderberg, una specie di Grande Fratello che sta sopra, manovra, si serve di terroristi neri e massoni”. Ieri Imposimato ha rilasciato un’intervista al quotidiano on line, Affaritaliani.it. Alcuni passi dell’intervista sono dedicati alle stragi di Capaci e di via d’Amelio. A proposito delle stragi del 1992, prima dell’intervista ad Affaritaliani, Imposimato ha affermato: “Falcone e Borsellino sono morti anche perché hanno scoperto chi manovrava gli appalti su grandi infrastrutture, tra cui la Tav. Io li conoscevo e avevano scoperto che negli appalti pubblici c’erano la mafia e alcune grandi imprese del Nord, anche sulla Tav, una delle grandi opere che ha visto mazzette divise tra mafiosi e criminali”.

Arriviamo, così, a Gladio, la misteriosa organizzazione segreta che, dagli anni di Yalta fino – si suppone – alla caduta del Muro di Berlino, ha avuto basi operative in Italia. Nel nostro Paese, Gladio ha giocato un ruolo strategico e geopolitico tutt’altro che secondario. Già negli anni ’70 qualcosa, o forse più di qualcosa, doveva conoscere il generale, Vito Miceli, allora personaggio di spicco dei servizi segreti italiani. Il ruolo di vito Miceli, siciliano di Trapani, è sempre rimasto avvolto nel mistero.

(“Strategia della Tensione”, un piano generale progettato per condizionare l’opinione pubblica e portarla ad esigere un “forte”, autoritario, governo di destra che potesse impedire alla società di scivolare nel caos e una possibile presa di potere politico in Italia ad opera del Partito comunista. Le confessioni di Vincenzo Vinciguerra, ex membro del neo-fascista Ordine Nuovo, indicano che la carneficina perpetrata a Milano alla sede principale della Banca Nazionale dell’Agricoltura, che inizialmente era stata attribuita agli anarchici, era in realtà un’operazione della Destra estrema con la complicità di agenzie di sicurezza, progettata per istigare la dichiarazione di uno stato di emergenza. Quello che ne sarebbe derivato, questo la Sinistra temeva, poteva essere una riscrittura della Costituzione italiana secondo un modello autoritario.

Vito Miceli nato  a Trapani 6 gennaio 1916 morì a Roma 1 dicembre 1990. Generale, direttore del Sid (Servizio informazioni Difesa) dal 1970 al ’74, politico deputato del Msi dal 1976 al 1987.

La sua esistenza «ha attraversato quasi tutti i misteri dell’Italia repubblicana, compresi quelli di “Gladio”, venuti alla luce solo adesso e sui quali l’ex-capo del Sid avrebbe potuto dire molte cose. Quando era al vertice del servizio segreto, nel 1974, fu arrestato con l’accusa di “cospirazione politica”. Implicato anche nel tentativo di colpo di Stato del 1970, fu poi assolto con tre diverse sentenze». [Giovanni Bianconi, Sta. 2/12/1990] • «Fu il primo uomo che Licio Gelli riuscì a sistemare nell’apparato dei servizi segreti; il capo del Sid che per primo seppe, e per primo tacque, del golpe Borghese; l’uomo di Forte Braschi che organizzò la Rosa dei Venti come struttura parallela di un parallelo Sid supersegreto; il generale che finanziò Mino Pecorelli e Op per le sue campagne di disinformazione e diffamazione; fu la vittima sacrificale decapitata da Andreotti, ministro della Difesa, sull’altare di nuovi indirizzi strategici delle centrali internazionali di spionaggio e della necessità di anticipare le mosse del giudice Giovanni Tamburino che stava giungendo a scoprire l’attività eversiva di un settore dei servizi segreti, come ha scritto lo storico Sergio De Lutiis»

Iscritto alla loggia massonica P2 (fasciscolo 491), nel giorno della sua morte Licio Gelli lo ricordò così: «Era un gentiluomo, un militare, un uomo che ha dedicato tutto il suo tempo al Paese» • «L’ultima ribalta l’ha avuta il 26 ottobre scorso (1990). Apparve in Transatlantico. Il passo lievemente incerto del pensionato non cancellava l’aplomb del militare comandante di uomini altero, imperioso, aspro. Il caso Gladio era al primo capitolo e la comparsa di Vito Miceli alla Camera fece dire a qualcuno Appaiono i fantasmi. Miceli il fantasma di un inquieto, oscuro passato, il capo dell’intelligence negli anni della strategia della tensione poteva dire, raccontare, spiegare.

Miceli frequentava gli ambienti trapanesi . Spazzava dai massoni a politici e ovviamente anche  dai mafiosi. Sapeva molte cose e cercò di ramificare nel trapanese il suo potere. Ci sono diverse cose che collegano Miceli ai Salvo. Entrambi  erano amici di Andreotti. Miceli però, doveva stare a destra A Trapani, in quegli anni nel Movimento Sociale Italiano  trapanese crescono diversi rampolli. Da Tonino D’ali a Beppe Bongiorno a Nicola Cristaldi

Molti credono che Andreotti abbia detto solo una parte di verità. Da alcuni documenti americani desecretati, infatti, risulta che l’innervazione italiana di Stay- Behind sarebbe dovuta essere molto più estesa e articolata. La polemica politica è violentissima: “brucia” Andreotti e porta Cossiga a un passo dall’impeachement. Una polemica che non si è mai esaurita e che da anni divide il Paese

L’espressione stay-behind (dalla lingua inglese, traducibile in italiano letteralmente come «rimanere indietro») si riferisce ad un’organizzazione paramilitare che uno Stato mette in piedi nei propri territori perché si possa attivare in seguito ad una eventuale invasione nemica, per formare la base di un movimento

Nel 1956 viene costituito il gruppo Gladio Italia

Nel maggio del 1957, in piena crisi cubana a Palermo sbarcano i capi mafia americani e uomini della CIA

Probabile la decisione di fare entrare Gladio nel territorio siciliano. Gli accordi tra americani e mafiosi prevedevano la condivisione di ogni scelta. La posta in gioco era alta. Un altra Cuba in Sicilia non si poteva accettare. I comunisti facevano paura. I sovietici pressavano. In gioco c’era il controllo sul Canale di Sicilia dove passano le petroliere e la protezione di Israele stato costituito nel 1949 per volontà degli angloamericani

La riunione avviene all’Hotel delle Palme, lo storico albergo dove ha vissuto per decenni il Barone Di Stefano di Castelvetrano. Lu baruni Sciacca vantava grandi amicizie internazionali. Guarda caso, Gladio in Sicilia nasce nello stesso anno. 

A parlare sull’Ora di questo incontro segreto di Palermo  è Mauro De Mauro che verrà ucciso molti anni dopo

Quando si parla di Gladio, non si può non parlare di Andreotti e, soprattutto, dell’ex Presidente della Repubblica, Cossiga. Entrambi sono ormai nell’Aldilà. E forse è anche per questo che Imposimato si lascia andare a ruota libera. “Sì – dice – Cossiga e Andreotti sapevano. C’è un documento del 2 marzo 1978 del quale io venni a conoscenza solo 25 anni dopo e che pubblico sul mio libro che lo prova. Anche Dalla Chiesa (Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale dei Carabinieri, negli anni ’70 in prima fila nella lotta al terrorismo e poi spedito in Sicilia nel maggio del 1982, ucciso a Palermo il 2 settembre dello stesso anno insieme alla giovane moglie Emanuele Setti Carraro

Chi collaborò con Gladio nel trapanese?

Continua

Fonte: Blog storia, Repubblica

Il Circolaccio

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