Castelvetrano: la relazione del prefetto Priolo, lo scioglimento del comune, la massoneria e gli articoli di mafia

Castelvetrano, Comune definito “Dom”: a Denominazione di origine massonica

La relazione del prefetto di Trapani sullo scioglimento per mafia, la massoneria  e gli articoli di giornale

 Sono vere le  possibili integrazioni del giornalista Rino Giacalone?

La relazione del prefetto ha tenuto  conto degli articoli giornalistici?

Cosa avrà detto Giacalone do cosi importante che non era  già al vaglio dei magistrati?

Oggi su un noto giornale online considerato vicino alle procure parla di questi articoli come una “inesattezza” dichiarata da Giacalone

Cosa è stato riportato in questa tanto discussa relazione del prefetto Priolo?

Da alcune fonti

Trapani, 24 maggio 2017.

Il prefetto Giuseppe Priolo scrive al ministro dell’Interno ,una relazione di ben 31 pagine (protocollo n.141/u/Oes/2017)  sulla situazione del Comune di Castelvetrano che il 6 giugno  verrà sciolto dalla presidenza del consiglio dei ministri per infiltrazioni mafiose.

Orbene, nella seconda pagina delle 31, si legge l’analisi svolta dalle Forze di polizia dopo le dimissioni nel marzo 2016 di 28 consiglieri su 30 e il conseguente commissariamento del consiglio comunale con la nomina, il 24 marzo, da parte della Regione Sicilia, di Francesco Messineo, ex capo della Procura di Palermo. L’analisi diventa parte integrante della relazione prefettizia in relazione al rapporto che passa tra la politica di Castelvetrano – paese natale del boss Matteo Messina Denaro, che regna in lungo e in largo nella provincia e ben oltre – e la massoneria.

Scorriamo cosa scrive, dunque, il prefetto Priolo  a seguito degli accertamenti delle Forze di Polizia.

«…venne in luce la elevata presenza di iscritti alla massoneria tra gli assessori (quattro su cinque), tra i consiglieri comunali (sette su trenta) e tra i dirigenti e i dipendenti comunali – si legge nella relazione – in un ambito territoriale, quello di Castelvetrano, nel quale veniva segnalata  la presenza di ben sei logge massoniche sulle sedici operanti nell’intera provincia».

Potremmo definirlo Comune Dom, a Denominazione di origine massonica.

Ma vediamo come prosegue la relazione prefettizia.

«…L’intreccio di interessi tra mafia e massoneria in Sicilia è stato oggetto di numerose inchieste giudiziarie sin dagli anni Ottanta – si legge nella relazione – e di altrettanto vasta storiografia e inchieste giornalistiche; in questa sede non è sicuramente valutabilese non in termini di supposizioni, ovvero di ragionevoli “presunzioni”, la possibile comunanza di interessi tra organizzazioni (quella massonica e quella mafiosa) che fanno, o facevano, della segretezza, una regola rigida ed inderogabile.

Dunque, il Prefetto, fa riferimento a degli articoli ma quali articoli?

Significative appaiono, al riguardo, le dichiarazioni rese nell’occasione. Dal Gran Maestro Venerabile (qualifica, quest’ultima, aggiunta motu proprio dal prefetto, ndr) Stefano Bisi sul sito ufficiale del Goi in replica al clamore suscitato dalla pubblicazione degli elenchi degli iscritti (cosa in vero mai avvenuta né mai minimamente pensata da alcuno, ndr) il quale, nel rappresentare che essere massoni non costituisce reato ma è consentito dalla Costituzione italiana, “che il Grande Oriente d’Italia è sempre stato contrario, per idealità e valori, alla mafia, che anzi ha sempre combattuto e avversato”.

All’epoca gli elenchi vennero acquisiti dalla locale questura (in vero fu una raccolta parziale come ho documentato nei mesi scorsi su questo umile e umido blog e dunque rimando ai link di riferimento a fondo pagina, ndr) tramite le stesse logge di cui si aveva notizia  ma proprio il Grande oriente d’Italia (Goi), ovvero l’organizzazione di maggior rilievo , della quale è maestro venerabile il predetto, ritenne di non fornire gli elenchi degli iscritti, riscontrando negativamente anche l’espressa richiesta formulata dalla commissione nazionale antimafia, che si occupò attentamente della questione relativa alla presenza della massoneria nell’apparato politico e burocratico del Comune di Castelvetrano, nel corso delle audizioni, in data 19 e 20 luglio, presso questa prefettura.

A conclusione dell’attività dedicata alle vicende di Castelvetrano, il presidente Bindi manifestò forte preoccupazione per il contesto territoriale, evidenziando che “Trapani è una realtà fondamentale per Cosa nostra, non solo per la presenza del latitante, ma per il sistema che lo protegge e ne viene condizionato” e che “la mafia è parte costitutiva della provincia, capace di infiltrarsi nei settori economici importanti e di fare affari”».

Rino Giacalone scrisse così, su Libera Informazione e nessuno lo contestò. Era il  19 giugno del 2017

In questo clima è stato presentato agli occhi della cittadinanza come un delatore chi invece a rischio della incolumità, sua e della famiglia, ha deciso di sfidare mafia e mafiosi, come è toccato al consigliere Pasquale Calamia. Politica, mafia e massoneria. Intreccio criminale, Castelvetrano per gli ispettori è stata anche questo, 4 su 5 assessori sono massoni, anche sette su 30 consiglieri. A scorrere le pagine della relazione che ha portato allo scioglimento antimafia, si ha l’impressione di leggere le cronache che nel tempo sono state altresì raccontate ai lettori anche da Libera Informazione. L’antimafia recitata che certi politici individuavano, di proposito, per criticare scelte e posizioni, si trova invece proprio nei comportamenti di costoro, che una vera presa di distanza dal fenomeno mafioso “non l’hanno mai assunta” pure dinanzi a fatti clamorosi come quello che ha coinvolto l’ex consigliere comunale Giambalvo, a sua volta imparentato con mafiosi. Eclatante fu nel giorno della sua assoluzione la dichiarazione del vice sindaco Giuseppe Rizzo, lesto ad attaccare frontalmente l’azione giudiziaria senza mai essere smentito dal sindaco Errante, incappato però in una indagine antimafia, scoperto ad avere chiesto sostegno elettorale, attraverso Lorenzo Cimarosa, cugino di Messina Denaro, poi pentito e scomparso pochi mesi addietro, a persone parecchio chiacchierate, in odor di mafia e con altri gradi ricoperti nella massoneria. Come l’imprenditore Adamo.La relazione degli ispettori è finita sul tavolo del ministro dell’Interno Marco Minniti che ha ottenuto il consenso del Governo per sciogliere il comune. Ma si trova anche sui tavoli di un paio di pubblici ministeri, inviata alle Procure di Palermo e di Marsala.

La relazione è molto lunga a questo punto si dovrebbe pubblicare e farla conoscere a tutti

 

 

 

dalla relazione Bindi

§. 6.3.2. Il comune di Castelvetrano.

Le vicende connesse al comune di Castelvetrano, di cui già si è riferito, dove accanto alla presenza consistente nel consiglio comunale di soggetti iscritti alle varie massonerie era stato rilevato l’arresto per delitti di mafia di un consigliere in un territorio in cui continua ad avere centralità criminale il latitante Matteo Messina Denaro, hanno imposto la necessità di eseguire una verifica sulle compagini di alcune amministrazioni comunali sciolte per infiltrazione mafiosa o comunque inserite in territori ad alta densità mafiosa per accertare se e in che misura vi siano iscritti a logge massoniche qui di interesse, pur consapevoli che tali obbedienze, tuttavia, non esauriscono il panorama complessivo di tutte le massonerie presenti nel Paese, formato da una galassia dai contorni indefiniti di numerose associazioni che si definiscono massoniche (sarebbero almeno 198 secondo un censimento citato in audizione dal gran maestro della GLI Antonio Binni).
Peraltro, così come ha riferito il gran maestro della SGLI Massimo Criscuoli Tortora vi sarebbe una diffusione generalizzata di tali associazioni nel centro-sud76.
Fatte queste debite premesse, la Commissione ha ritenuto opportuno partire dalla nota vicenda di Castelvetrano, di cui vi è ampio cenno nella premessa di questa relazione, eseguendo un rilevamento sulle ultime consiliature, a partire da quella 2007-2012.
In tale consiliatura, 8 consiglieri su 30 appartenevano, o avevano chiesto di entrare in logge massoniche delle obbedienze in questione (4 GOI, 4 GLRI). Nella giunta insediatasi il 28 giugno 2007 era presente un appartenente ad una loggia della GLI, verosimilmente ancora iscritto. Peraltro, nella giunta, appare anche un nominativo corrispondente a un omonimo, privo di luogo e data di nascita, già iscritto in una loggia di Castelvetrano della GLRI e depennato nel 2009.
In data 20 marzo 2009, il sindaco di Castelvetrano Gianni Pompeo revoca l’incarico a tutti i componenti della giunta e il 23 marzo successivo nomina nuovi assessori. Anche in questa compagine, parzialmente variata rispetto alla precedente, è presente un’iscritta nella loggia di Ragusa della GLI.
In data 3 gennaio 2011, il sindaco Pompeo revoca nuovamente l’incarico a tutti gli assessori e nomina una nuova giunta. Anche in questo caso, vi è un iscritto ad una loggia della GLRI; un omonimo di un soggetto depennato dagli elenchi di loggia sempre della medesima obbedienza; e infine un iscritto, verosimilmente ancora attivo, in una loggia GOI di Castelvetrano.
Il 1° agosto 2011, vengono avvicendati due assessori. Uno dei nuovi è presente nei piè di lista di una loggia della GLI.
Tra i componenti del consiglio comunale eletto nel 2012, vi sono 11 iscritti ad associazioni massoniche (anche diverse da quelle in esame), uno dei quali è stato anche assessore e componente della giunta comunale, quest’ultima poi revocata il 28.01.2015. Sei degli iscritti compaiono negli elenchi estratti nella posizione di “attivo”; due risultano come “depennati” in data antecedente o prossima all’assunzione dell’incarico pubblico; uno invece risulta aver presentato a una delle quattro obbedienze una “domanda di regolarizzazione”: si tratta cioè di un soggetto che, già iscritto ad una associazione massonica, chiede di transitare in un’altra.
Di tali 11 iscritti, quanto alle obbedienze di appartenenza, 5 consiglieri comunali sono o sono stati iscritti a logge della Gran Loggia Regolare d’Italia; 4 a quelle del GOI e 2 della Gran Loggia d’Italia.
Nella nuova giunta assessoriale nominata l’11.02.2015, il numero di assessori massoni aumenta considerevolmente, diventando cinque su dodici membri complessivi della giunta, cioè poco meno della maggioranza. Tre sono o sono stati censiti negli elenchi della GLRI (due figurano come “depennati”) e due (di cui uno con domanda di regolarizzazione) in quelli del GOI.
In sintesi, considerando le ultime due consiliature del comune di Castelvetrano hanno assunto cariche elettive o sono stati membri di giunta almeno 17 iscritti alle quattro obbedienze di cui si dispongono gli elenchi. A questi potrebbero aggiungersene verosimilmente altri 4 – per un totale, dunque, di 21 amministratori pubblici. Negli elenchi massonici di una obbedienza (GLRI), vi sono infatti omonimi di altri quattro consiglieri comunali di Castelvetrano tra i soggetti che risultano privi del luogo e della data di nascita in quanto depennati. Nel complesso, 6 sono presenti nell’elenco della GLRI (cui eventualmente aggiungere i 4 di cui sopra), 6 in quello del Grande Oriente d’Italia (GOI) e 5 nei piè di lista della Gran Loggia d’Italia (GLI), distribuiti in 11 logge quasi tutte presenti nella città di Castelvetrano e dintorni.

Pare evidente che l’adesione alla massoneria fosse un viatico per avere successo in politica

Il problema rimane sempre quello dei nomi. La massoneria ha lunghe tradizioni nel Belice. E’ sempre  stata forte a Castelvetrano, a Partanna, a Campobello di Mazara, a Menfi e anche a Salemi. Gli aderenti  con il grembiulino, si possono trovare in tutti i partiti. Dal centro destra al centro sinistra. Anche nelle liste del Pd ci sono stati  aderenti alla massoneria e stretti parenti di massoni  di rango e forse  iscritti all’opus dei,  altra organizzazione molto presente nel territorio

Fonte: Il Sole 24 Ore

Il Circolaccio

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