Ieri sera Report ha parlato dei Lidi di Ostia. E’ stato intervistato l’ex assessore della giunta Marino, il magistrato Sabella. Affari sporchi, abusi a tutto spiano e “accettati” anche da esponenti  autorevoli del PD. Poi, il sindaco Marino ,con l’assessore Sabella comincia  a minacciare chiusure  e sequestri per evidenti abusi e guarda caso finisce sulla graticola. Sarà un caso? Da Rutelli ad Alemanno ,Ostia è stata solo zona di voti, consentendo ogni sorta di abuso.

Centinaia di ordinanze di demolizione negli stabilimenti balneari. Ma il comune abbatte solo sulle spiagge libere

Quando la legalità è solo con il “culo ” degli altri

 

Sabella su Ostia “Abusi  di ogni genere in spiaggia  e pratiche nascoste negli uffici”

VIOLAZIONI, abusi e irregolarità: le 71 concessioni balneari di Ostia sono a rischio revoca. È l’ultima denuncia dell’ex assessore alla Legalità, Alfonso Sabella che fu ascoltato  in commissione Antimafia. Tutto a Ostia è stato nascosto per decenni .

A Ostia, in quel lungomare dove per dirla con Francesco Guccini il mare “è solo un dubbio un’intuizione” dietro il muro chilometrico che protegge gli stabilimenti balneari, il Comune di Roma e il X Municipio guidato dalla grillina Giuliana Di Pillo soffrono di un curioso caso di miopia: guardano le spiagge ma non vedono. Non vedono le centinaia di abusi edilizi che costellano praticamente tutte le 71 concessioni balneari e su cui pendono innumerevoli ordinanze di demolizione. Non vedono i pontili completamente irregolari che arrivano fin sulla battigia e le migliaia di metri quadrati di spiaggia pubblica che molti stabilimenti trattano come cosa propria arrivando persino a recintarle in inverno. Non vedono le piscine fuorilegge, le costruzioni multipiano nate come spogliatoi e trasformate in solarium, i parcheggi realizzati su terreno demaniale e i chioschi diventati ristoranti.

 

In compenso, però, il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Campidoglio Paolo Ferrara e la neoeletta presidente Di Pillo hanno visto benissimo “lo scandalo” degli otto lotti di spiaggia libera attrezzata che fino all’estate del 2016 erano affidate ad associazioni e cooperative no profit che curavano i servizi connessi alla balneazione. Affitto lettini e ombrelloni e piccoli chioschi che negli ultimi anni, prima dello stop deciso dall’allora prefetto  Domenico Vulpiani a seguito di un’istruttoria condotta dall’Autorità Anticorruzione sul bando di affidamento del servizio, avevano visto nascere importanti iniziative sociali e di legalità. Come la spiaggia “Spqr” ex Amanusa gestita da Uisp e Libera che, dopo una campagna di calunnie orchestrata proprio dal Movimento, era stata costretta a chiudere i battenti con un anno di anticipo ponendo fine ad un’esperienza pilota di legalità e trasparenza in un terreno di mafia in coda ad una guerra di carte bollate legata ad alcuni abusi edilizi riconducibili alla gestione precedente. O come quella “La Cajenne” gestita dalla cooperativa sociale Villa Maraini in cui lavoravano ex detenuti o ex tossicodipendenti usciti dalle comunità terapeutiche. O ancora la spiaggia “Happy Surf” che dal 2007 curava progetti di lavoro rivolti a ragazzi disabili o “messi alla prova” dai tribunali minorili. Stabilimento dove, peraltro, la stessa sindaca Raggi festeggiò l’elezione a primo cittadino assieme a Luigi Di Maio. In quell’area, infatti, sorgerà la “Baubeach”, la spiaggia per cani, che prima era nella zona dei Cancelli a costo zero, e che invece ora è stata messa a bando per 120mila euro.

Dopo lo sfratto a fine 2016 deciso dal prefetto Vulpiani, infatti, adesso sul lungomare sono iniziati gli abbattimenti delle strutture in cui le associazioni hanno lavorato in questi anni. “La riqualificazione del litorale parte dal ripristino della legalità”, ha scritto su Facebook Paolo Ferrara. Come se bastasse tirare giù con le ruspe otto chioschi e chiudere gli occhi davanti a quello che succede nel resto del lungomare.

 

Quello che Ferrara non dice, però, è che il responsabile degli abusi commessi in negli otto lotti è innanzitutto il Comune di Roma, che quelle strutture aveva costruito e realizzato e che l’abbattimento rappresenterà l’ennesimo capitolo di una battaglia legale e giudiziaria che sta già montando in procura. Anziché procedere per tempo ad un nuovo bando e dare così alle associazioni di ricominciare il proprio lavoro, il Campidoglio ha deciso di mandare le ruspe. “Ma noi non abbiamo commesso alcun abuso – spiega Massimo Peroni, presidente di Villa Maraini – Abbiamo dato lavoro mediamente a 14 persone per stagione e dal 2006, quando abbiamo vinto la gara per gestirla dopo che l’autorizzazione era stata tolta ai predecessori perché malavitosi, hanno lavorato complessivamente 140 giovani”.

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